UN PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO PER IL NOSTRO LUCA CANTAGALLI
A LUGLIO RICEVERA’ IL PREMIO INTERNAZIONALE “FAIR-PLAY MECENATE”, TRA I PIU’ IMPORTANTI AL MONDO A LIVELLO SPORTIVO
“SONO ORGOGLIOSISSIMO, PERCHE’ IL SIGNIFICATO INCARNA IL MIO STESSO MODO DI VIVERE LO SPORT” 

Una stagione ricca di soddisfazioni per coach Luca Cantagalli

Una stagione ricca di soddisfazioni per coach Luca Cantagalli

Dopo una stagione da favola in cui ha guidato il Volley Tricolore ad uno storico 5° posto in regular season e a una semifinale playoff ancora più storica, per il nostro grande coach Luca Cantagalli arriva la ciliegina sulla torta. Il 13 luglio prossimo sarà guest star a Castiglione Fiorentino, dove ritirerà il Premio Internazionale “Fair-Play Mecenate” arrivato alla XX edizione. Si tratta di uno di premi più importanti a livello mondiale e che nel proprio albo dei premiati annovera vere e proprie stelle dello sport di tutto il pianeta. Dai campioni olimpici italiani Sara Simeoni, Pietro Mennea, Valentina Vezzali, Yuri Chechi, i fratelli Abbagnale, fino a leggende mondiali come Sergey Bubka, il rugbista Jonah Lomu, Vitaly Scherbo, la nuotatrice Van Almsick e tantissimi altri.

E quest’anno lo riceverà anche Luca Cantagalli che sarà il terzo atleta reggiano dopo Stefano Baldini e Giuliano Razzoli a potersi fregiare del premio.
“In considerazione dei valori e dei comportamenti etici che ha sempre dimostrato”, si legge nella motivazione data dalla giuria che ha scelto “Luca Bazooka” tra i premiati. Un riconoscimento alla sua grande carriera da pallavolista, sport in cui ha vinto tutto da giocatore, ma dove ora ci sta provando anche da allenatore. E pure molto bene col Conad Volley Tricolore, visto che si sta confermando quel grande campione e uomo che è.

Luca, ritirerai uno straordinario riconoscimento.
“Sì, sono molto orgoglioso. Si tratta di uno dei più prestigiosi che ho ricevuto nella mia vita oltre a quelli sportivi chiaramente. Mi piace molto perché i valori di questo premio rispecchiano il mio modo di vivere lo sport, sia da giocatore sia da allenatore”.
Una ciliegina sulla torta dopo una stagione fantastica.
“Sì, veniamo da una grande stagione. All’inizio un po’ problematica, ma siamo riusciti a cambiare pelle dando il massimo di ciò che potevamo dare. Siamo tutti soddisfatti, certo potevamo anche fare meglio e se avessimo vinto gara 2 in semifinale contro Vibo, forse ora staremmo parlando di qualcosa di più grande. Però siamo orgogliosi di quanto fatto, soprattutto perché siamo entrati nella storia di questa società, facendo quello che nessuno aveva mai raggiunto”.
Come hai detto tu, la stagione è iniziata sotto una cattiva stella, poi però si è trasformato tutto in una favola. Girone di andata chiuso all’ultimo posto, poi 11 vittorie in 12 gare, ruolino di marcia impressionante e alla fine 5° posto storico e semifinale playoff. Una roba quasi da Leicester… Qual è stato il momento della svolta?
“Purtroppo all’inizio ci siamo trovati a fare i conti con la sfortuna e gli infortuni. Affrontare una preparazione senza il palleggiatore titolare non è un alibi, è un handicap importante. Quindi, già questo non ci aiutava. Poi, lo spogliatoio all’inizio era poco coeso. Fuori stava bene, ma dentro al campo si sopportava poco. Credo che la svolta più importante sia stata quella di compattare lo spogliatoio. Nel momento peggiore, quando eravamo ultimi, ci siamo trovati tutti con le spalle al muro. Tanti giocatori erano stati messi sotto grande accusa e tutti insieme siamo riusciti a distogliere lo sguardo dai problemi personali per cominciare a vincere. E la svolta si è concretizzata nel match d’andata contro Sora. Bisogna ammettere anche che nel frattempo erano tornati al 100% giocatori come Dolfo e Marchiani, fondamentali per noi. Però devo fare un grande applauso ai ragazzi, a me stesso e al mio staff per come siamo emersi dalle difficoltà”.
Il momento peggiore?
“Fa parte del mestiere di allenatore prendere decisioni che si rivelano poi nel tempo giuste o sbagliate. Però il momento più negativo è stato quando mi sono ritrovato a gestire la situazione iniziale che ormai sembrava compromessa. Non si intravedevano possibilità per saltarci fuori. Ed è diventato tutto ancora più complicato perché non trovavo sostegno nella mia società. Se non vincevamo contro Sora, sarei stato esonerato. Ma sono riuscito a restare lucido e ad uscire dal tunnel. E di questo, sono fiero di me e dei miei ragazzi”.
Il momento più esaltante invece?
“Le due partite contro Civita Castellana in casa nei quarti playoff. Abbiamo espresso un bellissimo gioco e abbiamo raggiunto il risultato storico della semifinale. Sono stati i match che ci siamo goduti di più perché c’era un entusiasmo mai visto sugli spalti. Ma anche la semifinale al PalaBigi contro Vibo è stata esaltante, peccato solo per l’epilogo”.
A livello di singoli, chi ti ha stupito e sorpreso di più?
“Non mi piace parlare di singoli, perché credo sempre nella squadra. Anche perché andrebbero tutti menzionati. Nel corso delle partite c’è sempre chi a turno ha fatto vincere con qualche colpo individuale. Se proprio devo farne, dico Dolfo. Veniva da anni in cui non ha quasi mai giocato. Ha avuto un inizio travagliato, poi quando ha trovato il ritmo ha fatto un bel campionato. E poi, nonostante il nostro rapporto amore-odio, dico Benaglia. Per me ha fatto il suo miglior campionato quest’anno, soprattutto nella parte finale di stagione era inarrestabile. Facendone un altro, dico Silva che è stato il nostro ago della bilancia. Ci ha dato equilibrio e soprattutto una carica caratteriale importante”.
Avevi due opposti fortissimi, la miglior coppia del campionato: Cetrullo e Kody. Dura lasciarne uno dei due fuori.
“Sì, Leano ha fatto un buon campionato e si è caricato la squadra sulle spalle proprio quando Kody è andato in nazionale saltando quattro gare. Però per me è stata un’arma importante avere due giocatori così. Poi dico una cosa che a Kody non piacerà tanto, ma credo che se lui imparasse a giocare da centrale, potrebbe diventare un top anche per la A1. Le potenzialità fisiche ce le ha tutte”.
E Luca Cantagalli cos’ha imparato da questa stagione?
“Ho imparato soprattutto a gestire i momenti difficili. Anche il mio primo anno da allenatore fu complicato, ma l’avvio di quello appena scorso è stato bello tosto. Credo di essere migliorato a livello mentale oltre che tecnico”.
Il tuo futuro?
“Sto attendendo di conoscere il progetto della società e poi vedremo il da farsi”.

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